Ok, io col look ho un approccio decisamente utilitaristico: mi vesto a seconda di cosa voglio ottenere, e spesso e dichiaratamente, quello che voglio è quello.

Non sono una da tanti giri di parole, occhi da cerbiatta e “usciamo a guardare la luna”. No, se decido che voglio qualcosa- e di solito quel qualcosa è un punto preciso del corpo di un uomo della lunghezza variabile, a seconda di quanta fortuna ho avuto raccattandolo – mi abbiglio di conseguenza.

Mi metto in assetto da combattimento quando dichiaro guerra all’altro sesso e ho deciso che gli invaderò i sentimenti. Campo di battaglia il letto. Non si fanno prigionieri, solo morti devastati dalla gioia che devono urlare pietà.
O la devo urlare io.

Ecco cosa prevede di solito l’abbigliamento da “andiamo a farci male”:

Tacco a spillo – deve ferire, gli si deve conficcare duro nei desideri. Deve essere una lama, un chiodo fisso nei pensieri. Deve farmi dondolare sensuale e farmi sentire la donna più desiderabile del mondo. Il fine non è camminarci: è ferirli nell’intimo. A ogni singolo passo. Non sono un accessorio: sono il principio da cui decido poi cosa mettermi. Sono la mia arma di seduzione di massa.
Con me o si gioca duro, o non si comincia neanche.

Abito – tubino o gonna fasciante quando sono lontana dal ciclo (ovviamente: altrimenti la pancia segna!)- mi piace perché accentua ancor di più i miei movimenti sui tacchi.
Il gioco è “se mi muovo bene stretta dentro qui, figurati cosa succede quando me lo tiro via”.

Intimo sexy – generalmente pizzo nero. O qualunque altra cosa, basta che mi metta le tette in gola e lasci vedere le curve nel posto giusto. Evito il reggicalze perché sono una chiavica a toglierlo. Metto solo cose che non mi imbarazzano e che riesco a sfilarmi tenendo gli occhi piantati nei suoi. Tutto quello che rischia di farmi sembrare impacciata viene eliminato.
Nel tempo ho scoperto anche che trovo sexy quei collarini con guinzaglio di tessuto che si attaccano direttamente alla mutandina. Mi piace che si vedano forte e chiaro dalla scollatura della camicia. Non devo dire neanche dove vanno a finire. Se uno non è stupido, capisce che vale la pena impegnarsi per vederlo di persona. Arf!

Calze. O parigine, o quelle specie di collant reggicalze ma rigorosamente senza mutandine.
Se deve essere guerra, che guerra sia.

Rossetto: lo metto solo se so che lo toglierò prima di baciarlo, altrimenti si rischia la versione Sbirulino che tutto è, tranne che sensuale.

Smalto sulle unghie dei piedi. Grazie a un amico feticista ho scoperto il fortissimo erotismo dei miei piedi. D’estate soprattutto curo la pedicure con dovizia di particolari. Ogni tanto metto anche anellini alle dita. Non sottovalutate mai la sensualità di un bel piede scalzo. Se deve finire morto steso ai miei piedi, voglio che abbia comunque e sempre un bel panorama da guardare.

Sorriso. Indosso sempre il mio sorriso più bello quando esco con qualcuno che mi piace. E di solito è l’unica cosa che mi resta addosso quando decido di farci l’amore.

Voi? Che cosa prevede il vostro abbigliamento da guerra? Che cosa vi mettete addosso – o vi togliete- per fargli davvero male?