La depilazione è sempre stata un dramma: le variabili del pelo e dell’esecuzione della depilazione determinano e determinavano la mia vita sociale.
Nel tempo ho affinato una mia personale preferenza per la depilazione intima e non, capendo come sono fatta e cercando la migliore soluzione alle mie esigenze.
La depilazione e la presa di coscienza del  proprio bastardissimo bulbo pilifero avviene in età precoce.

Identificazione del momento in cui cominciare a depilarsi: quando la gente comincia a lanciarti le noccioline è il caso che cominci a pensare a depilarti (ovvio, se lo desideri)-
Io a 12 anni ho cominciato col calvario. Da lì non ho mai più smesso.
Sono mora, nera come un corvo, dalla carnagione più pallida delle tizie del Trono di Spade e con un pelo nero che riesce a farsi vedere benissimo anche al buio. Perché in quelle condizioni io divento fluorescente.
Sono il contrario del vampiro Edwadr Cullen di Twilight. Lui diventata glitterato alla luce, io divento una Beghelli Salvalavita sempre accesa quando manca la corrente.
Identificato il momento topico, mia madre mi ha messo una crema depilatoria in mano e mi ha detto “spalmala, aspetta un po’ e toglila”.
Da lì è stata la fine, perché ti convinci da subito che sia facile toglierli, Invece non stai facendo altro che crescere dei Gremlins e non te ne libererai mai più, a meno che tu non spenda quintalate di denari e soffra come una bestia ogni volta.

Dopo la crema depilatoria sono passata anche al rasoio.
Il rasoio è figlio della fretta e di qualche porco che tiri perché tua sorella ha finito la crema e tu devi assolutamente uscire.
Ovviamente l’unico in casa a possederne uno era papà e immancabilmente il rasoio usato e non pulito gli veniva abbandonato sul lavabo personale all’urlo di “la prossima volta non lo faccio più”. Mentivamo sapendo di mentire. E lo sapeva anche lui, che infatti si era comprato un sacchetto di usa e getta che teneva in bella mostra per i nostri momenti di urgenza. Risultato: peli come pali della luce e durissimi. Una barba sulle gambe, praticamente.

Nei momenti di spavalderia provai anche la ceretta: mia madre usava quella tipo quadrettoni di cioccolato che si scioglieva in un pentolino, faceva i fili e la spalmavi con una spatolina direttamente sulla pelle. La bravura stava nell’indovinare a occhio se ti saresti ustionata oppure no. Era un’attività che ti temprava nell’anima: imparavi letteralmente sulla pelle cosa significasse azzeccare il momento giusto, non troppo calda, non troppo fredda, ma collosa a sufficienza per essere spalmata e strappata. Ma dovevi essere veloce: se si irrigidiva sulla pelle la toglievi a scalpellate e lì si che faceva davvero male.

Poi arrivò l’epilady: il parente lontanissimo dei silkepil. Ma proprio lontano, il principio dell’evoluzione. L’epilady era sadico. Stronzo. L’epilady ti voleva male, ti odiava e tu lo sapevi.
L’epilady era una molla attorcigliata che girava e strappava i peli. Anche adesso, citandolo, sento fortissima la scossa che parte dalle scapole e arrivava dritta alla nuca. Una stilettata continua che sentivi quando appoggiavi il malefico affare alle gambe. Ti faceva venire la pelle d’oca; secondo me era questo il principio primo: ti facevano rizzare i peli per strapparteli.
Ma faceva un male porco. Non chiedetemi perché. Funzionava, ti garantiva una depilazione che durava quanto una ceretta, ma sant’Iddio se faceva male. Insopportabile. Era la quint’essensa del detto “se bella vuoi apparire” ma più che “un po’ devi soffrire” lì potevi tranquillamente sostituirlo con “un po’ devi morire”. Ed era esattamente quello che sentivi quando la molla cominciava a girare.
Poi comincia a lavorare, diventi indipendente, puoi permetterti la cera fatta dall’estetista, e magari anche la depilazione definitiva, prima o poi. Negli anni hai foraggiato i vari centri estetici, la tua estetista di fiducia ha cambiato tre auto e tu ancora giri a piedi, ma sei liscia abbastanza da piacerti.
Scopri anche che l’epilady è morto e le evoluzioni successive sono meglio, che il silkepil non è il demonio ma può essere un valido alleato anche quando hai fretta.
Dio benedica il silkepil. Lo amo. Anche nei punti critici gli voglio bene.
Sulle braccia non lo so, ma in generale ci rispettiamo abbastanza.
Ho risolto definitivamente? No, perché in realtà quello che ancora mi tiene lontana dalla depilazione definitiva soprattutto all’inguine è “e se poi ci ripenso?” Anche perché mi è capitato di incontrare ultimamente uomini molto affezionati al pelo… e vi dirò: è davvero liberatorio. Quando ti senti dire “non lisciarti tutta lì” è bello. E non avevo mai fatto caso a quanto mi piaccia essere così come sono.

Tante volte ho pensato che essere bionda probabilmente sarebbe stato diverso, probabilmente sarebbe stato meglio… il mio rapporto coi peli forse sarebbe stato meno ingombrante. Chissà.

Voi come ve la cavate? Depilazione definitiva? Avete trovato la soluzione ai dubbi. Vivete irsute e felici?

(E comunque ci tenevo tantissimo a dire una cosa alle bionde che non si depilano: TANTO IN CONTROLUCE SI VEDONO LO STESSO!)